Be happy with what you have to be happy with.

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L'allegra campagna elettorale per il Campidoglio di sta consumando a colpi di aperitivi, cene e cartelloni (abusivi). Per dovere e curiosità mi sono infilato in un po' di questi eventi e quello che ne ho ricavato sono soltanto un mucchio di interrogativi.

Quindi, ricapitolando:
1. Marino è una brava persona, fine e colta, fuori dai giochi del poterucolo romano, con ottime intenzioni e, aspetto assolutamente da non sottovalutare, appoggiatissimo da Zingaretti con il quale l’intesa sarebbe ampia. Riuscirà però ad essere abbastanza figlio di buona donna per farsi largo in mezzo al lerciume che ricopre il Comune di Roma? Riuscirà, come dice, a fare le nomine al di fuori dei partiti? Sinceramente me lo auguro anche se, visto l’autolesionismo del PD degli ultimi tempi, potrebbe soffrire di un feroce insider trading. Dice una cosa molto bella che ho sempre sognato di sentire dire da un politico e cioè di non voler pensare ai 5 anni che lo separano dalla successiva campagna elettorale ma di voler adottare una visione a 20 anni, facendo anche scelte impopolari, ma che possano veramente porre le fondamenta per il cambiamento della città.

2. Marchini è un assetato di cambiamento, come del resto lo sono io e, in una prima fase, ho partecipato anche a delle riunioni dei volontari che lo aiutano in campagna elettorale. Mi è subito piaciuta la sua campagna: “Basta spezzarmi il cuore” è un messaggio che arriva diretto e che contiene tutta la sofferenza di chi vede ridotta a uno schifo questa città meravigliosa. Di lui si sa che è molto ricco, che è un ingegnere dei trasporti (mica male) e che il suo passato di palazzinaro pare, appunto, un passato remoto. Parla di distruggere il clientelismo che ha arrestato lo sviluppo di Roma e questo, per quanto mi riguarda, è davvero apprezzabile. E’ scollegato dai partiti ma ha appoggi istituzionali, anche cattolici, lui che invece è un uomo di sinistra da sempre. Il pelo sullo stomaco sicuramente ce l’ha e questo è molto positivo visto l’ambientino non proprio trasparente del Comune ma ce la farà veramente a capire i problemi di questa città? Riuscirà a combattere il degrado lui che, con la sua aggressivissima (per quanto bella) campagna ha imbrattato tutta la città? E’ veramente scollegato dai poteri forti, dagli amici Caltagirone e compagnia?

3. Marcello De Vito è partito malissimo con una frase orripilante sul suo blog che recitava “Riprendemose Roma” citando una battuta di Romanzo Criminale. Direi non proprio la citazione migliore che potesse utilizzare visti i problemi di malavita organizzata che attanagliano la città. Poi, piano piano, si è dato una ripulita. La campagna, in pieno stile M5S è fatta solo di web e gazebo in giro per la città. Ha speso un centesimo (1:100) rispetto a Marchini e Alemanno, e cavalca il successo del movimento che, alle politiche a Roma ha preso oltre il 30%. Certo, le elezioni sul territorio sono cosa diversa ma sono convinto che un candidato forte per il ballottaggio, checchè ne dicano i sondaggi. La potenza di fuoco del movimento nel resettare le istituzioni è però pari solo alla loro ingenuità ed ho paura che qui a Roma potrebbero fare una brutta fine. Mi piace che parlino molto di legalità, di lotta al degrado e di temi ambientalisti. Non mi piace invece la lotta cieca al PUP.

4. Alemanno.

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Volevo dire due parole sul delirio che sta prendendo una buona parte di italiani, soprattutto di sinistra. Da elettore storico di sinistra, stufo del susseguirsi di impresentabili e di una politica vetusta schiava di una classe dirigente abietta, al parlamento, questa volta, ho votato 5 stelle.

Da tempi non sospetti seguo Grillo nei suoi spettacoli e ho trovato sempre interessante e divertente il suo modo di fare satira. La sua discesa in politica mi è sempre sembrata ovvia: era in grado di coinvolgere le folle e portava avanti tematiche di innovazione e giustizia sociale. Ma non sono un Grillo dipendente, anzi, tra tutte le cose che trovo straordinarie (nel bene e nel male) nel M5S, Grillo fa parte sicuramente di una zona grigia che accolgo con riserva.

Il M5S è sicuramente figlio di Grillo e della portata mediatica che è riuscito a costruirsi e che, a mio avviso, è il vero miracolo che c’è dietro al successo politico del movimento.

Dal nulla, tramite la rete, è riuscito ad avere un seguito di milioni di persone. Al di là dei giudizi politici, trovo questa un’autentica rivoluzione che non deve passare in secondo piano perché, come vedremo dopo, è di fondamentale importanza nel prosieguo del mio ragionamento.

Chi ha votato M5S è soprattutto gente di sinistra, giovane e che sta pian piano abbandonando la tv per la rete (non entro nel merito di questioni di qualità dell’offerta di una e dell’altra). Certo, ha preso voti anche a destra e non pochi, ma lo zoccolo duro è di sinistra. Questo – e ritorno al perché di questo post – sta mandando ai pazzi chi ha continuato a votare PD o SEL e ora si meraviglia di come mai il M5S non appoggi un governo di sinistra. Stanno impazzendo. Seriamente. Non ne vengono a capo. E non lo dico con ironia o da un posto comodo sul carro del vincitore (che poi le elezioni se qualcuno le ha vinte è stato proprio il PD), lo dico perché è un fenomeno nuovo, che non avevo ancora avuto il modo di apprezzare. Si dà per scontato che un governo vada fatto, in tempi brevi, che sia di sinistra con la (solita) zavorra dirigente e che i ‘grillini’ ci debbano stare e zitti. Perché? Perché di sì. E qui succede il bello, il mondo che si rovescia. Quando fai notare loro – attenzione: non da grillino ma da semplice cittadino – che se il M5S ha preso tanti voti è proprio perché, fin dall’inizio, ha detto che non avrebbe fatto alleanze con nessuno dei partiti esistenti, vanno nel panico: ‘non è modo di fare’, ‘ma da dove escono questi’, ‘ma come si permettono sti quattro deficienti’, e via di seguito, dimenticandosi completamente la cosa fondamentale: appunto che sono stati eletti proprio per stare alla larga dal PD e dal PDL. ‘Eh, ma per il bene del paese ora dovrebbero ritornare sui loro passi’. Come per magia il bene del paese è Bersani che governa. Come per magia la dirigenza del PD diventa la soluzione migliore. Scatta l’ansia da governo, malattia nuova. E ridono sentendo dire i portavoce dei 5S dire che loro sosterranno solo un governo a 5S. Forse per tanti, troppi anni, siamo stati abituati alla politica del mettersi d’accordo (fra pochi e per pochi). Per anni abbiamo disprezzato il governo Berlusconi per il clientelismo vergognoso che ha generato e ora, che per il 30% del parlamento questo humus viene tolto dai piedi dell’inciucio, non va bene. ‘Eh no, così non si fa’. E scatta la cosa più bella, dicevo il mondo al contrario, l’antipopulismo 2.0. Cioè combattere il populismo del M5S con altro populismo di segno opposto. E vanno, appunto, nel panico, diventano isterici. ‘Ma come? Non si sono ancora tagliati gli stipendi?’, ‘Non hanno ancora rendicontato le spese per la campagna elettorale?’ (dimenticandosi innanzitutto che quel poco che hanno speso non l’hanno nemmeno voluto rimborsato e anzi, sono stati gli unici a rifiutare fin da subito i 47 milioni di € che spettavano loro e, secondariamente, che mai hanno chiesto chiarimenti ad altri partiti prima di loro riguardo il loro finanziamento). ‘Hanno presentato un solo disegno di legge’ (affermazione senza significato alcuno al pari di ‘Hanno mangiato e dormito tutti i giorni’). Vengono osservati come dei rettili nella teca, misurato ogni spostamento che fanno e deciso a priori se è buono o cattivo. Una psicosi.

Ma mi chiedo: in tutti questi anni precedenti, mettevano la stessa attenzione nel fare le pulci così agli altri partiti?

Assolutamente no. Non gliene poteva fregare di meno perché tanto c’era Berlusconi da potere insultare per cui la governance interna del PDL o della Lega non esisteva. ‘Eh, mettono in streaming solo le riunioni che vogliono loro’, vorrei anche vedere, il loro obiettivo è quello! Ma prima che nessuno metteva in streaming nulla, come mai non protestavate?. Io ritengo questo comportamento senza senso.

Non sono acritico rispetto al M5S, ma queste reazioni nevrotiche non mi convincono per niente e anzi, mi fanno sempre più pensare di aver fatto la scelta giusta. Mi spiego. Io non vedo la politica come tifo. Figuriamoci: non vedo neanche il calcio come tifo! Ma prendersela in questo modo contro un partito politico esordiente che rompe gli schemi e impone delle riflessioni mi sa di grandissima ‘rosicata’, come quella che puoi avere per un rigore negato al 90°. ‘Il mio caro PD ha perso e quindi tutti gli altri sono brutti e cattivi’. Io cerco di essere obiettivo e di valutare il potenziale di un pensiero politico. Asfissiato com’ero – e come continuo ad essere – da una certa classe dirigente ho abbandonato ogni speranza ideologica e ho deciso di sposare un’altra cosa: il caos. Il potenziale di rottura delle lobby clientelari mi ha affascinato e ho deciso di votare per coloro che, anche involontariamente, solo perché provenienti da un altro mondo, potessero essere in grado di mandare ai matti i poteri forti.

Un voto per distruggere e per imporre un cambiamento ai partiti tradizionali che già in campagna elettorale hanno attinto a piene mani dal populismo a 5S.

Quello che mi fa ridere dell’antipopulismo 2.0 è che chi lo pratica sbaglia completamente tattica: ci sono dei temi scottanti all’interno del movimento ed è su quelli che si dovrebbe focalizzare la critica. La democrazia interna innanzitutto. Il movimento è libero o etero diretto? Basterebbe questa grande questione per criticare il loro operato ma quando viene portata avanti lo si fa in maniera farsesca, prendendo per il culo Casaleggio, facendolo sembrare un grande burattinaio che tiene per le palle milioni di italiani. Che poca stima che abbiamo di noi stessi… Le discipline economiche in seconda battuta: ci sono personalità in grado di mandare avanti un’azienda importante come l’Italia? Qui il problema è che non solo devono esserci ma devono essere anche migliori di coloro che le hanno precedute. Ma anche in questo caso si tratta il M5S come se fosse a capo di un governo e non un partito di opposizione: ci si aspetta da loro le soluzioni alla crisi quando non hanno nemmeno vinto le elezioni. Schizofrenia.

Ha sbagliato Napolitano, a mio avviso, a non dare subito mandato al M5S. Li avrebbe stanati subito e, nel caso, ridimensionati. Invece ha dato adito al tiro al bersaglio e loro, da animali da rottura quali sono, ci hanno sguazzato.

Ora io mi interrogo sul movimento. Mi interrogo su quale sia il suo significato. Certamente non appartiene alla categoria dei partiti che siamo stati abituati a conoscere finora e, di conseguenza, non risponde alle medesime regole. Che potenziale ha? Può essere veramente rivoluzionario? Farà da stimolo ai vecchi partiti imponendo loro una profonda rifondazione?  Può essere pericoloso o dannoso? Risposte non ne ho per il momento. La loro linea è molto chiara, non mi sorprende, era stata annunciata ben prima delle elezioni e la stanno portando avanti, piaccia o no. Mi vien da ridere a pensare che, negli anni precedenti, non si faceva altro che invocare un profondo cambiamento della classe dirigente e ora, che di gente nuova in parlamento ce n’è almeno per un terzo, non va bene (solo perché non è del PD). Forse questo è uno dei motivi per cui il nostro è un paese immobile, conservatore e conformista. Sono convinto che il M5S non sia la soluzione ma sicuramente è il catalizzatore di una reazione che è già iniziata e che è di fondamentale importanza perché qui l’albero malato non va potato, va abbattuto e piantato nuovamente. Non capisco tutta la reticenza e le prese di posizione perentorie contro questa gente che, alla fine dei conti, è in parlamento da quindici giorni e lo è come opposizione (forse l’unica vera che si vede in quel luogo da un po’ di anni a questa parte). Certo, non saranno tutti dei luminari ma questo per il parlamento italiano non è certo una novità, basti ricordare mortadelle, pornazzi, pianisti, Razzi, Scilipoti, Calderoli, Giovanardi mignotte, cocaina, ecc, che si sono visti negli ultimi 15 anni. Il passaggio attraverso questo frangente è obbligatorio, non ci si può astenere e non è retorico dire che i cittadini si sono infiltrati nelle istituzioni cercando quantomeno di capire cosa succede al loro interno. Probabilmente poi finiranno pure per accettarne certe dinamiche ma ora l’onere della prova dell’onestà e della comunione d’intenti spetta ai partiti storici, non a loro. Non è mia intenzione difenderli, io personalmente li aspetto al varco, quando ci saranno da prendere delle decisioni per il paese, non ho nessun tipo di ansia, tanto, peggio di così non credo possa andare.

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Link: «Taci padano, noi siamo Roma», blitz antileghista dell’estrema destra.

All’ignoranza si risponde con altrettanta ignoranza. E’ una gara tra poveri (intellettualmente parlando) in cui l’unico a perdere è il cittadino di questa città stuprata dai cartelloni abusivi, coperti, per la maggior parte, da slogan ‘politici’ e alla guerriglia farsa tra i vari gruppi che popolano la classe dirigente di questo povero paese. Io non ne posso più e voi?

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Link: Terremoto: i cittadini aquilani lanciano pomodori a Minzolini

MA VAI VIA! – Durante la manifestazione, si sarebbe affacciato a discorrere con gli abruzzesiRodolfo De Laurentiis, consigliere d’amministrazione dell’azienda in quota UDC, abruzzese tanto quanto i lanciatori di pomodori, per proporre un incontro tra i vertici aziendali e gli abruzzesi manifestanti: è stato cacciato“Vengono a chiedere a noi di entrare alla Rai e raccontare quello che succede ma sono loro che devono fare informazione, facessero il loro lavoro”, ha urlato la Bonanni al megafono. “Se hanno qualcosa da dire, che lo dicano al Tg1″. Nel mirino anche Bruno Vespa, aquilano d’origine: “togliamogli la cittadinanza”, hanno urlato i manifestanti.

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