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Quando le dimensioni non contano.

Al “Cinema dei piccoli”, appena ristrutturato, con tanto di Dolby DTS e proiettore Sony 4k, il sabato pomeriggio, per soli 6€ (durante la settimana sono 5!), sono andato a vedere Planes con Andrea. Planes è lo spin-off di Cars ambientato nei cieli, prodotto da Disney e realizzato, low cost, da Prana Studios in India.

Mi risultava molto strano che Disney, pur avendo inglobato la Pixar, facesse fare lo spin-off del loro più grande successo ad un altro studio di animazione. E anche dopo averlo visto il mio interrogativo rimane. Perché?

Capisco che la Pixar, ormai elefantiaca e iper concentrata sull’algoritmo del pelo di Sullivan, sia in altre faccende affaccendata, ma mollare così un prodotto di tale portata sinceramente mi lascia alquanto perplesso. Soprattutto in una loro fase decadente in cui è venuta a mancare completamente l’originalità e quella capacità di fare sognare il pubblico che erano state le loro prerogative almeno fino ad ‘Up!’.

Planes è un film estremamente convincente, il target è 3-10, non di più, ma non lo è certo per la qualità delle animazioni che si vede lontano un miglio che non sono quelle della ultima iper-steroidata Pixar (anche se stiamo parlando sempre di livelli altissimi), ma lo è per la storia che ricorda i bei tempi Pixar, quando questa faceva ancora la differenza rispetto alle ultime prove tutte muscoli e niente cervello (cuore). Tant’è che la sorpresa più grande è stata, sui titoli di coda, scoprire che il film è prodotto da John Lasseter, che mi piace immaginarlo come un fuggiasco che, non più in grado di potersi esprimere all’interno della creatura di cui fu padre assieme a Jobs, si butta, sotto contratto con Disney, a produrre una storia con un altro Studio. Poi magari la verità è un’altra, ma la sua mano si vede ed è stato veramente un piacere ritrovarlo.

Planes vola via liscio come l’olio, se vuoi ricalca un pochino il primo e compianto Cars, ma chissenefrega (!!!), è un film per bambini senza avere la pretesa virulenta di apparire cool anche ai suoi genitori (come se un bambino di 6 anni andasse da solo al cinema…  pensa che razza di toppe hanno preso negli ultimi 3 film quelli della Pixar  cercando di fare i compiacenti con gli adulti…) che porta dentro di sé un sottotesto importante, chiaro, salvifico e genuino.

Bravi, bravi e bravi ancora. Qualcuno deve aver capito che i bambini crescono e per loro si aprono altri tipi di storie sulle quali sognare. Non c’è bisogno, a tutti i costi, di far crescere i propri cartoni assieme al pubblico: è sbagliato. I cartoni rimangono, i bambini crescono. Certo… se l’idea – come in Cars 2 – era di vendere ancora merchandising ad una fascia di età più alta (i bambini che erano ormai cresciuti dopo essersi entusiasmati con il primo capitolo), allora depongo le armi: fanculo alla Pixar e alla Disney.

Planes, per fortuna, dimostra il fatto che c’è ancora qualcuno, in quello Studio, che ha a cuore il presente e accetta il fatto che i bambini siano bambini solo per un periodo della loro vita, evitando di fidelizzarli all’infinito e di vendergli pupazzetti fino in tarda età. Planes non avrà il seguito di Cars, il marketing sarà molto meno violento e ingombrante (anche se durante il lancio ci hanno provato) ma sicuramente i bambini ringrazieranno di aver potuto assistere ad una storia coinvolgente e sana come da anni l’accoppiata Disney-Pixar non era in grado di produrre.

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Finalmente!

Dopo la delusione di Cars 2 e la delusione totale di Brave, la Pixar ci riprova. Purtroppo ho la sensazione che, da quando la Disney se n’è appropriata, qualcosa sia cambiato. Infatti, con questo prequel, si perde di fatto l’idea – bellissima e poetica – del finale di Monsters & Co. cioè quella per la quale era meglio far ridere i bambini invece che spaventarli. La Pixar, che da sempre aveva fatto la differenza oltre che per la maestria tecnica soprattutto per le storie che metteva in scena, si sta trasformando in una Dreamworks qualunque, prediligendo l’aspetto commerciale di un’opera ai suoi personaggi e alle loro storie. In Cars 2, ad esempio, è sparito (non si sa come e perchè) Hudson Hornet, personaggio di rara profondità, fondamentale nel primo episodio, ma che non era nella top ten delle vendite del miliardario merchandising che ha generato la saga delle automobiline animate. Stessa cosa per Sally, la fidanzata di Lightning McQueen, trasformata da personaggio chiave nell’arco del protagonista del primo episodio a comparsa spelacchiata nel secondo. McQueen stesso viene ridimensionato in un terzo-quarto ruolo senza spessore. Il tutto a favore di Mater (campione di incassi di sempre) e Finn McMissile il nuovo agente segreto che ha fatto impazzire i bambini e presente in ogni immagine coordinata di Cars 2. E se due indizi non fanno una prova ecco che arriva il terzo: il merchandising della Monsters University è già in vendita!

“In Lasseter (hopefully) we trust” verrebbe da dire.

P.s. Speriamo almeno che non sia in questo orribile formato 16:9 schiavo delle proiezioni stereoscopiche per teenager da multisala.

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Link: I contenuti nascosti di Toy Story 3

Gente che ne sa.

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